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Per gli appassionati di trekking, mountain bike o, più in generale, di rilassanti passeggiate tra questi luoghi incontaminati, vi è un bellissimo percorso sul monte Visciglieta che, passando per Tubenna, davanti ai famosi resti dell'omonima Abazia porta al "Pozzo dí Venere", voragine naturale, probabilmente usata nei tempi antichi, come rifugio e forse, addirittura, come via di collegamento attraverso cunicoli sotterranei con i paesi sottostanti. E' l'unico luogo il cui nome rievoca quello secolare che apparteneva, in tempi remotissimi, all'intera zona dei Picentini, "Venere": un toponimo che si riscontra in un atto del 1049 " ... in loco Venera ... est coniuncta ad viam quae Benebentona dicitur.."
Altra interessante escursione porta alla sommità del "Monte Monna", a 1.198 m s.l.m., mediante un'ampia strada comunale (per un terzo del percorso) e attraverso, poi, viottoli che si diramano tra i boschi e la macchia, resi agevolmente attraversabili dai recenti lavori di manutenzione effettuati a cura della Comunità Montana.
Dalla sommità della "Monna" (su cui è stata innalzata una croce ai piedi della quale, annualmente, viene celebrata una Santa Messa alla presenza di numerosi fedeli), è possibile ammirare uno scenario suggestivo, con lo sguardo che spazia, estasiato, dal Vesuvio ai Monti Lattari, al Cervialto, al Golfo di Salerno, agli Alburni.
Oltre alle varie chiese e ai palazzi antichi , sono da visitare:  il monumento al filosofo Antonio Genovesi, posto in piazza Umberto I°;
~ La casa natale del Genovesi, ubicata nel centro storico, alla Via Genovesi.
La casa natale dell'Abate Filosofo Economista Antonio Genovesi, acquisita al patrimonio del Comune negli anni settanta, recentemente ristrutturata, è situata nella parte alta e più antica del paese. Sulla facciata principale , sopra il portone d'ingresso, venne affissa nel 1956, a cura della Camera di Commercio di Salerno, un'imponente lapide, in occasione del bicentenario della Fondazione della Cattedra di Economia presso l'Università degli studi di Napoli.
Gli ambienti, riproducono scene di vita quotidiana di una modestissima famiglia del Settecento: quella dei genitori del Genovesi, i quali ebbero il merito, nella loro umiltà, di intuire le potenziali e non comuni doti che albergavano nella mente del loro figlioletto.


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