Ordinò la loro immissione nel possesso dei nuovi feudi, la
prestazione del giuramento di fedeltà da parte dei vassalli e
fissò l'aumento del servizio da prestarsi a suo figlio.
In seguito, Castiglione fu dominio dei fratelli Odorisio e
Gualtiero di Aversa, i quali, ribellatisi al Sovrano, ne
furono privati ed il feudo fu assegnato a Giacomo Bursone,
signore di Satriano e di Giffoni.
Il 7 aprile 1346 la regina Giovanna I confermò ai Casali di
Salerno, ed in particolare a San Cipriano e Castiglione, il
"privilegio di Regio Demanio”, considerandoli come parte
integrante della città di Salerno. Nel 1395 Re Ladislao
concedette al nobile Nicolò Santo Mango e ai fratelli Landolfo
e Martuccio i feudi di Filetta, San Cipriano e Castiglione,
confiscati nel 1392 al ribelle Luise della Porta.
Privilegio che fu confermato nel gennaio 1442 da Alfonso
d'Aragona, e, per oltre un secolo, le sorti dei paesi furono
legate a quelle dei Baroni di Santo Mango. Castiglione entrò,
quindi, a far parte della baronia di San Cipriano e ne seguì
le vicende feudali.
La baronia passò, successivamente, alla famiglia D'Avalos e
nel 1594 lo stato di Giffoni e la baronia di San Cipriano
furono venduti da Isabella D'Avalos, marchese di Pescara e del
Vasto, a Matteo di Capua, Principe di Conca, per 265.000
ducati. Da Cesare di Capua, figlio di Matteo, i feudi
passarono poi, nel 1628, a Francesco Figueras De Abros, il
quale nel 1648 li rivendette per 204.475 ducati a Carlo Doria,
duca di Tursi.
Dalla famiglia Doria del Carretto i feudi nel 1750 passarono
all'altro ramo, i Doria Landi-Pamphyli, principi di Melfi, che
ne furono signori sino all'abolizione della feudalità (1806).
Già territorio della Provincia del Principato Citeriore di
Salerno, con l'unità d'Italia Castiglione seguì le vicende
politiche del limitrofo comune di San Cipriano Picentino, cui
fu legato amministrativamente dal 1929 al 1946, quando
ridiventò Comune autonomo con Regio Decreto n. 190 del 29
marzo 1946.