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Fino a quella data, dimostrò di essere un profondo conoscitore delle letterature classiche e un cultore di scienze metafisiche e teologia. Verso i quarant'anni, però, cominciò a disdegnare la vecchia cultura teorica sostituendola, gradualmente, con l'amore per le discipline pratiche: fu l'inizio dell'era della ragione. Si diffondevano in quel tempo i primi accenni di rivolta allo spirito e al costume della Controriforma: gli spunti di polemica antigesuitica e anticlericale, la ripresa della lotta in difesa dell’autonomia dello Stato laico contro ogni interferenza della Chiesa, i primi elementi di una teoria delle monarchie illuminate e del regime paternalistico, nonché, sul piano letterario, l'avvento di una poetica e di una critica più aperte e coraggiose.In pratica, fu l'inizio della vera rivoluzione culturale che si attuò nella seconda metà del Settecento ‑ sotto il segno dell'Illuminismo ‑ caratterizzata dalla necessità di trasformare integralmente i cardini della vecchia civiltà in tutte le sue manifestazioni.Antonio Genovesi, sicuramente, recepì l'influenza del nuovo panorama culturale italiano del suo tempo, con la voglia di cercare con studi ed esperimenti il concetto della " pubblica felicità ", consistente nel far uscire l'uomo da uno stato di oscurità e portarlo al rischiaramento ( Illuminismo, che in Francia era già in atto: Les Luminiéres ). Egli prese coscienza della decadenza culturale, materiale e spirituale dopo il periodo d’oro del Napoletano e, quindi, si rese conto della necessità di intervenire per riportare le arti, il commercio e l'agricoltura a nuovi splendori. Per tale motivo, abbandonò l'etíca e la filosofia e dedicò completamente i suoi studi all'economia affermando tra le altre cose, che essa doveva servire ai governi per alimentare la ricchezza e la potenza delle nazioni. Dal 1754 fu docente di economia politica, occupando una cattedra istituita appositamente per lui presso l'Ateneo napoletano da Bartolomeo Intieri.

Tenne sempre le sue lezioni in lingua italiana e viene ricordato per essere stato il primo docente a non esprimersi in latino durante i suoi corsi.Seguace delle idee del Vico e più ancora di quelle di Locke ‑ limitatamente alla filosofia ‑, il Genovesi dovette servirsi dell'intervento accorato del vescovo di Taranto, Galiani, e dello stesso Pontefice Benedetto XIV per conservare l'abito talare. Tra le sue opere filosofiche le principali

sono: " Meditazioni filosofiche ‑ del 1754,"Lettere filosofiche" del 1759, "Lettere Accademiche‑ del 1764 e 'Diceosinae" del 1767.In esse Antonio Genovesi tende ad una via di mezzo tra idealismo ed empirismo, cercando ad ogni costo, di salvare gli essenziali valori religiosi della filosofia cristiana.

 

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